SATURNO PRO
Marzo 27, 2007
Sette anni dopo si respira ancora un clima da “Fate Ignoranti” nel nuovo film sugli affetti di Ozpetec. Questa volta Ferzan racconta direttamente di un gruppo molto unito decisamente borghese, tra i trenta e i quarant’anni. Il tema centrale del film è la condivisione del dolore per la perdita di un amico all’interno di un gruppo, vissuta e affrontata grazie al supporto dello stesso. Il film inevitabilmente ci riconduce alle atmosfere da “Il grande freddo”, che pone l’accento sul valore delle amicizie che si mantengono nel tempo, il gruppo ricorda molto una famiglia allargata, quasi una comune. A differenza della “Fate Ignoranti”, “Saturno Contro” non racconta la storia di un personaggio in rapporto ad un gruppo diverso, ma racconta direttamente il gruppo. Si ritrovano nel film temi morali e problematiche sociali di estrema attualità, in primis i “Dico”, “I Pacs” e “le coppie di fatto”. Tuttavia il mondo intorno ai personaggi quasi non è rappresentato oggettivamente, non si vede la “società”, è come se loro stessero in un palcoscenico in cui non c’è posto per altri, nemmeno quasi per le comparse.
eugenia bignardelli
Perchè scrivere di teatro
Marzo 25, 2007
In passato ho fatto più volte capolino da un sipario, ogni sera il cuore palpitava come fosse la prima volta. Il teatro ha occupato quasi interamente cinque anni della mia vita, mentre studiavo all’università, anche se ne fa parte da sempre: elementari, medie, liceo. L’intento di questa rubrica essendo una fuorisede a milano è quella di raccogliere più adepti possibile affinchè io possa avere delle segnalazioni circa gli spettacoli in città. Ritengo infatti che in scenari metropolitani sia importante avere una guida per gli spettacoli. Prima di iniziare mi sembra importante segnalare il sito di quella che è stata la mia compagnia teatrale di Roma, www.teatrolabit.com; Labit sta per Laboratorio Ipotesi teatro.
Vorrei inoltre riportare il testo del Manifesto del laboratorio, scritto dal nostro regista Gabriele Linari.
“Se sarà teatro, sarà teatro di IPOTESI. Di pura supposizione.
Non sarà certo un teatro di certezze. Perché la certezza è legge. Vincolo. Burocrazia.
Non sarà MAI teatro di sportelli e timbri.
Se sarà teatro, sarà teatro di PERSONA, nel senso latino del termine: teatro di singolarità espresse, esplose in simboli, teatro di maschere.
Sarà teatro di DOMANDE.
MAI di risposte.
Perché la risposta è legge, religione, credenza, feticismo.
Sarà teatro CONTRO le persone. Per lo scioglimento delle certezze dello spettatore.
Per seminare il DUBBIO. Sarà teatro della DESTABILIZZAZIONE.
Se sarà teatro, sarà teatro del CORPO. Fatto degli scarti improvvisi delle membra sensibili. Fatto di imprevisti, di tendini, di colpi, di schianti.
Sarà teatro di CORPI. Di masse in moto ad allontanare e incuriosire il mondo, così come la tempesta attrae e devasta lo sguardo.
Sarà teatro di SGUARDI. Di occhi, di lanci improvvisi. Di Pause. Di occhi puntati su muri da abbattere.
Se mai sarà teatro…sarà il teatro che abbiamo ipotizzato.
Un teatro che cerca e non trova, se non punti più in alto da cui guardare il mondo.
Continuamente.
Finché il mondo non sarà troppo lontano. E rappresentarlo diventerà impossibile.
E la verità sarà un ricordo lontano.
Un’utopia che non più ci riguarda.
Un punto nel vuoto. Da immaginare.
Disegnare.
Sarà teatro di luce fino al buio completo.
Nel fondo della grotta.
Dove la verità non è più che un’ombra.
Lontana.
Niente più
di un’IPOTESI.
GABRIELE LINARI
19-3-2001 “
eugenia bignardelli
Perchè scrivere di cinema.
Marzo 25, 2007
L’intento di questo blog è quello di condividere le mie passioni. Nonostante sia una studiosa di nuovi linguaggi di comunicazione, i mezzi di comunicazione di massa cui sono più legata sono gli immortali cinema, libri, teatro, mostre, televisione. In primis vorrei sottolineare come il cinema sia per me un’esperienza sociale fondamentale. Nonostante i tempi bui che il grande schermo italiano attraversa, trovo sia sempre stimolante parlare di tutto quel che passa attraverso il mezzo in questione. Sono interessata alle diverse interpretazioni di uno stesso contenuto, ritengo sia fondamentale per me comprendere perchè un film che è stato campioni d’incassi come “La ricerca della felicità”, su di me abbia avuto un così pessimo impatto. E’ incredibile come un lungometraggio possa rappresentare un ponte con l’attualità come “Borat”, rivolgersi al suo pubblico rimanendo estremamente fedele al suo stile “Saturno contro”, offrire notevoli stimoli dal punto di vista della regia, “L’arte del sogno”. Un film induce al pensiero, alla riflessione, ad una condivisione, ad uno scambio di opinioni, all’approfondimento personale. Un film può essere trasversale. Ma perchè questo sia possibile è necessario, parlare sempre di ciò che si è visto come diceva Rino Gaetano “Mio fratello è figlio unico perchè non ha mai criticato un film senza prima vederlo”. Non bisogna essere degli affermati critici cinematografici per offrire al pubblico un proprio punto di vista, uno spunto di riflessione, o per condividere un’emozione. L’importante è essere sinceri, il blog vuole dare la possibilità di liberarsi dai vincoli dell’essere specialisti in materia per potersi esprimere liberamente, dando voce al proprio istinto. Spesso accade di andare al cinema, di essere talmente travolti dal film e che nell’immediato non se ne parli ma si opti per una birretta nelle vicinanze. Il blog vuole ottemperare proprio a questa mancanza di riscontro immediato, sempre che il proprio compagno di cinema non sia un appassionato cinefilo. Nella maggioranza dei casi si accendono le luci e quel che resta delle emozioni rimane inconsapevolmente intrappolato dentro di noi. Liber@ il tempo vuol dire proprio questo, ripescare delle sensazioni che molto spesso il nostro tempo libero ci offre.
eugenia bignardelli
CAMPARE DI RENDITA PER OMICIDIO?
Marzo 19, 2007
Ha diciassette anni e due mesi Pino Pelosi quando il ragazzo di vita, noto come “la rana” uccide Pier Paolo Pasolini, e ne dichiara la responsabilità. Da allora molti i punti oscuri e le incongruenze finchè trent’anni dopo la versione cambia e Pino Pelosi si dichiara innocente, durante un’intervista condotta da Franca Leosini per “Le ombre del giallo”.
Protagonista in tutti questi anni della tragica vicenda, Pelosi ricostruisce con la sua testimonianza lo scenario di quel 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Roma. In questi anni lo abbiamo identificato come un ragazzo magro, dalla folta chioma ricciuta; fin da giovane la povertà, la cattiva educazione lo avevano spinto sulla strada della rapina e del furto. A quarantasei anni Pino Pelosi capovolge la versione rilasciata trent’anni prima, in cui aveva ammesso di aver compiuto da solo quel crimine, perché provocato dallo scrittore, che secondo la versione del ragazzo, lo aveva offeso nel suo orgoglio maschile.
Tre nuovi individui compaiono sulla scena, di cui “La Rana” non ricorda alcun dettaglio fisico se non dei ricci e la barba di quello che minacciò lui e la sua famiglia; racconta però che avevano un accento del Sud, calabrese o siciliano, e che mentre “davano una lezione” a Pasolini lo insultavano massacrandolo di botte.
Essendo i suoi genitori morti, si è sentito finalmente libero di dire la verità.
Nonostante le delucidazioni fornite da Pelosi, ancora molti e oscuri risultano i punti dell’omicidio. Se ha dichiarato di aver ricevuto minacce anche dopo quella tragica notte com’ è possibile che i genitori ne sono sempre stati all’oscuro?
E se anche le avesse ricevute, che siano state sufficienti a garantire trent’anni di silenzio?
Come scrive Dacia Maraini in merito al libro scritto dalla “Rana”, “Io, Angelo nero”, nel 1995, ma mai uscito, “il suo assassino da ragazzo indifferente, svogliato, semianalfabeta.. si è trasformato attraverso la familiarità con il fantasma della sua vittima in un giovane uomo inquieto, pensoso, capace di soffrire.. Pelosi è diventato per osmosi col ricordo assillante del mite poeta Pasolini, anche lui scrittore e poeta. Non è stupefacente?”
eugenia bignardelli
Hello world!
Marzo 15, 2007
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